Perché si chiama “quarantena”?
Perché si fa riferimento ai primi usi passati della parola, poi conservata nel tempo per un utilizzo più generico. Il primo uso risale al periodo di isolamento imposto alle navi in arrivo a Venezia dai possedimenti della Dalmazia, evitando così eventuali contagi di peste nera dal personale di bordo alla popolazione (anni 1300-1400). Quarantena è infatti una parola veneziana.
Si sceglievano 40 giorni perché si ritenevano sufficienti per non essere più contagiosi, con le conoscenze mediche dell’epoca e con l’influenza di tradizioni popolari e religione cristiana (Gesù Cristo e Mosè in isolamento nel deserto), .
Lo stesso termine era ed è usato in italiano e in altre lingue. Oggi il significato è stato conservato. Infatti la definizione della Treccani è: “periodo di quaranta giorni…Periodo di segregazione e di osservazione al quale vengono sottoposti persone, animali e cose ritenuti in grado di portare con sé o trattenere i germi di malattie infettive, spec. esotiche.“
Questa parola è accettata dall’Accademia della Crusca anche per indicare periodi inferiori o superiori di quaranta giorni, in quanto questi variano a seconda del tipo di malattia.
Inoltre, in italiano ci sono due alternative: spurgazione e contumacia. La spurgazione è “pulire, liberare, purgare da ciò che ostruisce o insudicia” (Treccani). La contumacia è “segregazione (detta anche quarantena) nella quale si tengono per un determinato periodo persone, merci o oggetti provenienti da zone infette e perciò sospetti di portare in sé l’infezione” (Treccani). Questa parola si ritrova nel capitolo 31 de “I Promessi Sposi” di Manzoni: “Il terrore della contumacia e dei lazzaretti aguzzava tutti gl’ingegni“.
Esempi di malattie i cui pazienti sono sottoposti a quarantena sono: covid-19, peste, tubercolosi, tifo, lebbra, rabbia (per gli animali).
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