Come si formano le trombe d’aria e i cicloni?
Spesso si utilizzano i seguenti termini in modo ricorrente ma non appropriato, pensando cioè che siano sinonimi: ciclone, tifone, uragano, tornado, tromba d’aria. Ci sono tuttavia delle differenze.
Il ciclone è un fenomeno meteorologico, in cui masse d’aria ruotano attorno a un centro di bassa pressione detto occhio del ciclone. Semplicemente, alla stessa altitudine (altezza dal suolo) c’è una zona centrale in cui l’aria è più calda e leggera e quindi ha una pressione minore sul suolo; tale zona è circondata da zone ad alta pressione (aria fredda e pesante). Queste girano attorno all’occhio centrale. I cicloni hanno la caratteristica di esistere per 3-15 giorni e di essere accompagnati da pioggia e venti di ca. 150-200 km/h. Inoltre, a seconda del posto della Terra in cui ci sono, cambiano nome e direzione. Nell’Oceano Pacifico Occidentale sono chiamati tifoni, in Australia Willy-willy, in Nord America uragano (il termine uragano è usato anche dai meteorologi per indicare una tempesta accompagnata da vento maggiore o uguale a 120 km/h).
Quindi ciclone, tifone, uragano sono sinonimi sì, ma indicano la stessa cosa che accade in luoghi diversi.

Invece tornado e trombe d’aria sono tutt’altra cosa. I due termini sinonimi indicano un fenomeno di dimensioni minori del ciclone. Sono vortici d’aria, in parole povere aria che gira in verticale dal suolo al cielo, o meglio fino alle nubi temporalesche. Sono larghi ca. 100-500 metri di diametro. Si formano diversamente dai cicloni. I venti caldi e umidi (pieni di goccioline di acqua) e quindi più leggeri soffiano inizialmente vicino al suolo, poi risalgono verso l’alto proprio per il loro minor peso rispetto ai venti freddi e secchi che fanno il percorso inverso: nasce un circolo di aria parallelo al suolo, come un cilindro di aria che gira continuamente.
A un certo punto, i venti laterali a questo cilindro accentuano il moto dell’aria calda che sale, e alla fine si forma il vortice verticale. Ed ecco la tromba d’aria. A volte, questa scompare in poco tempo, senza fare danni al suolo, a causa di piccole variazioni dei moti che hanno dato vita al tornado. Ad esempio cambiamenti dei venti laterali o delle masse calde e fredde iniziali.
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